ESTRATTI D’ESSERE

POETI/SCRITTORI

SELEZIONATI DA PLINIO PERILLI PER L’HAPPENING:
Laura Pugno, Massimo Sannelli, Sara Ventroni,Marco Simonelli, Gian Piero Stefanoni, Serena Maffia, Maria Grazia Calandrone, Lidia Riviello, Giulio Marzaioli, Elisa Davoglio, Domenico Cipriano.

Ognuno di essi affiancato da un artista visivo, andrà a realizzare ritratti Visivi e Poetici rivolti al pubblico, per divenire entrambi un unicum della persona ritratta OPERE VISIVO/POETICHE In mostra sino al 24 Aprile, al Palladium – P.zza B. Romano,8 Roma

LIDIA RIVIELLO

Lidia Riviello Comincia nel 1995 ad occuparsi di scrittura giornalistica collaborando con testate letterarie come “Italian Poetry”, rivista on line di poesia bilingue italiano/inglese e il settimanale "Avvenimenti". Parallelamente alle collaborazioni con riviste e giornali, inizia dal 1998 a collaborare come autrice testi per Radiorai; per Radiorai Tre per cui cura rubriche di poesia nel palinsesto serale di “Radiotresuite”, per Radiodue scrivendo editoriali all’interno di programmi in fascia pomeridiana e fiction.
La sua prima pubblicazione in volume risale al 1998 con "Aule di passaggio" poesie in prosa ediz . Noubs, nel 2001 esce "La metropolitana" poesie, ediz. Signum, Bergamo 2001; nel 2002 “L’infinito del verbo andare” racconti, per Arlem editore, (nota introduttiva di Edith Bruck,) e nel 2005 pubblica “Rhum e acqua frizzante” ( poesie, G.Perrone editore, con nota di Carla Vasio. Ha vinto la quarta edizione del premio di poesia Antonio Delfini 2007, ed è in’uscita per le edizioni del premio il libro: “Neon 80”, con foto opere di Elisabetta Benassi.
Sue poesie e racconti sono tradotti in inglese, tedesco,francese, arabo, sloveno e giapponese. Interviste e recensioni sul suo lavoro sono apparse, tra le altre, sulle testate: “l’Unità”, “La Repubblica”, “Il Manifesto”, “Marie Claire”, “Stilos”, “Avvenimenti”, “Il Segnalibro”, sulle riviste di letteratura multilingue “El Ghibli” ; “Sagarana”. -Dall’ottobre del 2004 è una delle curatrici del Festival internazionale di poesia, arti visive e musica Romapoesia (www.romapoesia.it) e del Festival di poesia intercontinentale Mediterranea ( regione Lazio). Dirige corsi e laboratori di poesia ( vedi www.giulioperroneditore.it 2006/2007) e attualmente, cura e organizza eventi e festival internazionali di poesia e letteratura per il Comune e la Provincia di Roma.
Partecipa come autrice a reading di poesia in Italia e all’estero e continua la collaborazione come autrice con Radiorai e per la Televisione. I suoi due ultimi programmi scritti per radio e tv, e che riguardano la questione dell’emigrazione in Italia sono la fiction “Seconda generazione” per Radiodue e la docu “Barbari” per La7.

Dichiarazione di poetica

Potrei dire intorno alla poesia che scrivo e che leggo molto piu’ del necessario, dunque mi limiterò a dire quanto, scrivere e rappresentare, siano per il mio modo d’intendere la poesia due condizioni necessarie l’una all’altra, pure se colte da scatti di autonomia, a tratti, imprevedibile. Solitamente infatti, quando scrivo sono sempre sicura di quale esperienza del linguaggio mi sto nutrendo fino a quando non mi trovo davanti all’uscita dal testo, dalla pagina. Allora inizia un’altra storia. E’cosi’: sono nella parola scritta e allora posso muovermi, ipotizzare direzioni e approdi e alludo continuamente ad un’altra esperienza, rinvio e rimando in una circolarità del testo che non è mia intenzione interrompere per vie formali ma per una funzione terminata, apparentemente, dunque per esaurimento provvisorio del ritmo. Dunque esco dal testo , per la performance, e mi ritrovo a scandire il tempo di una rappresentazione che si ripeterà e ancora si ripeterà e che illude l’autore e chi lo ascolta. Molto spesso, nei miei testi la discorsività del testo è il motore essenziale della ricerca, un discorso ininterrotto sia nelle forme piu’ brevi che in quelle piu’ lunghe, dove l’asse portante sta sempre e comunque nella fiducia che la parola nell’immagine sia costantemente tesa a verificare, della realtà, gli abusi, gli sprechi, le provvisorie certezze. Come diceva Paul Eluard : “Bisogna credermi sulla parola, i miei versi recano « no-tizie dal mondo ».

LAURA PUGNO

Laura Pugno (1970), vive a Roma. Ha pubblicato il romanzo Sirene (Einaudi 2007); il poemetto Il colore oro, con foto di Elio Mazzacane (Le Lettere 2007); Sleepwalking. Tredici racconti visionari (Sironi 2002); e Tennis, poesie con prose di Giulio Mozzi (Nuova Editrice Magenta 2001). È appena uscito per Zona un testo teatrale, DNAct.

Dichiarazione di poetica

“Io so che il mio peccato mortale è l’estetismo, e in modo particolare l’estetismo lirico, e per questo, soprattutto in poesia, sono un lirico che lavora contro se stesso. Lavorare contro se stessi ha dato più frutti, per me, che assecondare la mia vena. La poesia è una forma di conoscenza estrema che si consegue spingendo la lingua ai suoi limiti. La tentazione estetizzante, la tentazione sapienziale è presente come avversario: l’oggetto-poesia presenta le tracce dello scontro con l’avversario, ma anche della vittoria. “Come io cerco di abitare concretamente nel mio corpo, così allo stesso modo la mia scrittura impara ad abitare nella storia e nel territorio, passa da una posizione atopica, astorica, disincarnata a una posizione territoriale, storica, incarnata. Non so se questo risulti del tutto chiaro: non so se sia completamente chiaro anche per me. Però io sento un’affinità tra due movimenti che portano dalla bellezza di una perfezione astratta alla bellezza di un’imperfezione reale. La bellezza è qualcosa che passa e che accade, nel corpo e nel testo”.

GIULIO MARZAIOLI

Giulio Marzaioli (Firenze, 1972), vive a Roma. Suoi testi appaiono su varie riviste cartacee e telematiche («L’Apostrofo», «Atelier», «La Clessidra», «Pagine», «Semicerchio», «La Rivista dell’Immagine»; «Re:»; «Smerilliana», «Poeti e Poesia», «Carta», «Poesia da fare, Quaderni (in www.cepollaro.it)», «www.retididedalus.it», «Nazione Indiana», «TriQuarterly», «I racconti di luvi»; «SUD», «L’Ulisse», «Sirena - Poetry Art and Criticism», «Nazione Indiana») e in plaquettes (Edizioni Pulcinoelefante, M.me Webb, I Quaderni di Orfeo). È presente in opere collettive e antologie. I suoi testi sono tradotti in Francia, Stati Uniti, Germania.

In poesia ha pubblicato: - 2001, Elementi di fuga breve silloge tradotta in Francia presso la collana Encres Vives a cura di Michela Landi e Jean Claude Villain; - 2003, arredo Metropolitano, a cura del Centro culturale “La Camera Verde”, con fotografie di Massimo Fusaro; - 2005, In re ipsa (Premio Lorenzo Montano), presso Anterem Edizioni; - 2007, La stanza - opera in versi sulla filmografia di A. Tarkovskij, con fotografie di A. Anzellini, a cura del Centro culturale “La Camera Verde”; In corso di pubblicazione per Edizioni d’if Trittici, a seguito dell’assegnazione del Premio Giancarlo Mazzacurati e Vittorio Russo 2007. Nel 2006, per Oedipus Editore, sono pubblicate le prose di Quadranti, da cui è tratta l’omonima opera con musiche di Luca Venitucci e regia di Manuela Cherubini.

Per il teatro ha scritto:
- 2002 Chiasmo; - 2003 Riflesso; - 2004 Metro; - 2005 Sottopartitura; - 2006 Fiori - 2007 Santa Barbara. Da tali drammaturgie sono tratti allestimenti di teatro e teatro-danza rappresentati in vari festival e teatri in Italia e Spagna ad opera della compagnia DENOMA, di cui è stato co-fondatore. Nel 2006, a cura di Editrice Zona, è stato pubblicato il volume Appunti del non vero, scelta dei testi scritti per il teatro. Attualmente sta collaborando con Manuela Cherubini (Psicopompoteatro) per l’allestimento di Ipogei (cfr. www.ipogei.com). Con Graziano Graziani è ideatore e curatore di quad, antologia di drammaturgie contemporanee, il cui primo numero è in corso di realizzazione per i tipi de “La Camera Verde”. Ha collaborato con artisti dai vari linguaggi espressivi e di varie nazionalità in eventi performativi ed installazioni. È inoltre curatore di eventi letterari, rassegne teatrali e incontri (recentemente presso Teatro Vascello e Teatro Eliseo, in Roma). È ospite di Festivals e Università in Italia e in Europa.

Non dichiarazione di poetica

Qualsiasi percorso presuppone un altro dove da raggiungere. Nel tradurre la scrittura dalla mente al foglio, è il bianco – moto a luogo. Dal bianco si muove, nel bianco si segna il tratto e nel bianco termina il segno: una costante sovraesposizione nell’elaborazione dei fotogrammi che si susseguono. E il bianco accoglie una parola che vorrebbe registrare non già i contorni di un’assenza, bensì frammenti, tracce di presenze che, ora e qui, non sono. Dunque è sempre da un vuoto che si scrive e sempre nel vuoto che la scrittura insiste. Piuttosto che de-finire la scrittura, più facile risulta indicare per litote e ipotesi alcuni indizi: non identità – scheggedi percezione? Non luce – riflesso? Non buio – ombra? Non gelo della forma - una forma del gelo? Non fuoco della parola – grafia della cenere? Non tempo – sua sospensione? Modalità stand-by? Sul tempo si gioca la scommessa del luogo: essere collocati altrove per una diversa percezione della realtà. Proporre una diversa sintassi del reale, ri-trovare ritmi di non-produzione sui quali ordinare ulteriori avvicinamenti tra suono e oggetto (la poesia è sempre detta e sempre da ascoltare; così anche nel caso della semplice e muta lettura si attiva un canale ricettivo di accoglienza). Non assuefarsi. Detto il poco, questo, se dal bianco nasce il testo scritto e con il bianco si confronta la scrittura, nella permanenza della parola e prima e dopo la parola, l’autore non esiste, scompare.

SARA VENTRONI

Sara Ventroni (Roma, 1974) vive a Roma. Ha pubblicato su numerose riviste (“Nuovi Argomenti”, “Carta”, “Poesia”, “Accattone”, “Jazzit”, “Liberazione”, “Maleppeggio” ecc.). Come performer ha partecipato ai maggiori festival nazionali e internazionali di letteratura, ha vinto il primo poetry slam italiano ed ha collaborato con musicisti come Alberto Mandarini, Canio Lo Guercio, Luigi Cinque e Maria Pia De Vito. Suoi testi sono stati tradotti in spagnolo da Isabel Miguel, in inglese da Alistair Elliot e da A. C. Serrano e in croato da Snježana Husić. Suoi testi sono presenti in molte antologie italiane. Per “Rai Radio Tre” ha raccontato le vite di Jim Morrison e David Bowie (Storyville). Per Rai Radio Due ha scritto lo sceneggiato “Chi fa la spia” (regia di Gabriele Vacis). Per “No Reply” ha pubblicato nel 2005 l’opera teatrale Salomè. Nel 2006 per la casa editrice “Le Lettere” ha pubblicato il libro Nel Gasometro (finalista al premio Antonio Delfini e vincitore del Premio Napoli 2007).

MASSIMO SANNELLI

Massimo Sannelli (1973), vive a Genova. La bio- è tutta spostata sulla -grafìa dei libri firmati da Massimo. Gli ultimi sono Venti sonetti (La Camera Verde, 2006); Lo schermo (Feaci, 2006); Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini (Fara, 2006); Nome, nome (Inedition, 2007); Huit poèmes (trad. di A. Raos e E. Suchère: Contrat Maint, 2007); Amanuense (Cantarena, 2007); inversiOn (trad. di C. Daino: Dusie, 2007) e la traduzione di Su un Io Colonna di Emily Dickinson (La Camera Verde, 2007); Al popolo futuro (Cantarena, 2007); Antigone (La Camera Verde, 2008: monologo per la voce di Rosaria Lo Russo). In rete: www.massimosannelli.splinder.com

Dichiarazione di poetica

Questa poesia non urla, ma è ugualmente scritta per un/una performer-sacerdote(ssa). Ruba termini e metafore al Sacro, ma ha visto il mondo, fuori, in «fosse e fogne». Dunque la scrittura è più debitrice verso Pasolini, Rosselli e Grotowski che verso ogni angelismo e ogni iperrealismo «umano troppo umano». Chi vorrà leggerla, deve pregare con chi l’ha scritta: dovrà esserne, ad alta voce, il performer e il prete, nello stesso tempo. Massimo Sannelli non è la poesia e la poesia non è Massimo Sannelli. Di questa scrittura, non c’è un autore in senso proprio: «non autore non scrisse. nessuna umanità fece».

ELISA DAVOGLIO

Elisa Davoglio (Livorno, 1976), vive a Roma. Laureata all’Università di Pisa in “Gestione e difesa del paesaggio”, e specializzata in Gran Bretagna in “Tossicologia ambientale”. Al ritorno in Italia ha iniziato a riordinare poesie saltuariamente scritte ai tempi dell’università, ed è arrivata finalista al Premio Città di Penne e al De Palchi Raiziss (giuria presieduta da Giovanni Raboni) nel 2003. Ha poi iniziato la collaborazione con l’Associazione Culturale “Allegorein” di Roma presieduta dal prof. e critico Filippo Bettini, in veste di ricercatrice e traduttrice. Ha curato e organizzato la prima e seconda edizione del Festival Intercontinentale di Poesia e delle Arti “Mediterranea” (2004 e 2005) ed è entrata a far parte del comitato del “Romapoesia Festival” nel 2006. Con la poetessa Lidia Riviello ha coordinato laboratori di poesia, a cui hanno partecipato come docenti tra gli altri Jacqueline Risset, Lamberto Pignotti, Filippo Bettini, Valerio Magrelli, Nanni Balestrini, Vito Riviello. Il suo primo libro Olio burning è uscito per la “Perrone Editore” nel dicembre del 2006, dopo che suoi testi sono apparsi sulla rivista “Gradiva” e sulla rivista americana di poesia “Chelsea” (in traduzione). Olio burning è arrivato finalista al Premio Camaiore 2007 per la sezione delle proposte, e finalista al Premio Feronia 2007. Sempre nel 2007 è uscita una sua silloge inedita (Libreria Padovana Editrice/Chelsea editions) che ha aperto una nuova collana dedicata alla scrittura di poetesse sotto i 35 anni. Sempre con Lidia Riviello ha curato la rassegna editoriale “Editori si nasce, editori si diventa” dedicata alla piccola e media editoria sull’Isola Tiberina nel luglio 2007. Dalla prefazione al libro di Daniela Attanasio:

Un poeta viene definito tale per certe peculiari qualità che emergono dal ritmo e dal senso della sua scrittura e per una specialissima sensibilità che lo porta a guardare il mondo e a sentire la vita con un vigoroso scarto di direzione. Questa “virata” è un fenomeno che riguarda l’occhio e il cuore oltre che, naturalmente, la lingua. Le poesie di questa prima raccolta di Elisa Davoglio sono ricche di “virate”, di quegli scarti del sentire che la sua lingua -per troppa urgenza- sembra quasi incapace di lasciare sedimentare. C’è infatti una velocità di scrittura che non consente di fermarsi al compiuto, ad un pensiero cioè che abbia modo di ricercare lo sviluppo logico-creativo della percezione del reale o di un’immagine per farle crescere nella frase poetica. Qui la storia di ogni poesia è un viluppo di piccoli miracoli che pure accadono, di attimi dell’esistente sottratti alla biografia e portati sulla pagina come fossero la testimonianza necessaria di quella trasformazione o ricreazione della realtà che è poi l’opera poetica (…)

A questa ricerca non è estranea la sua formazione scientifica, componente forte della scrittura e fonte metaforica prediletta, una specie di transfert del sapere delle viscere e del cuore nel sapere del cervello. Olio burning – una storia d’amore, poesia che chiude la raccolta, è forse l’esemplificazione più limpida, seppure estrema, di questa “attitudine”. I versi che compongono Olio burning, infatti, sono un’elencazione delle caratteristiche degli oli combustibili e dei guasti che essi provocano in mare il cui effetto inquinante è esperienza metaforica della passione amorosa: “Alta volatilità e infiammabilità/Appena visibile poi visibile/.../Bande brillanti di colori/Più pesante dell’acqua/I colori cominciano a virare verso tinte cupe/Colori molto scuri/Con frazioni galleggianti e frazioni che affondano”.

Dichiarazione di poetica

Poesia mobile

conviene spesso dire poeti giovani, quando ci rivolgiamo a generazioni di autori in versi che non superano i cinquantanni così, io vengo definita giovane poeta, con un’affermazione che ritengo per me vera, e non per motivi di età anagrafica. ho iniziato a scrivere tardi, rimandando sempre quell’attenzione alla scrittura che ho maturato solo nell'ultimo anno di università, arrivata al limite di un percorso di studi che ringrazio per avermi insegnato altri linguaggi. anche la nervatura di una foglia, e le strutture di clorofilla come le equazioni di matematica sono linguaggi, “modi di decifrare e raccontare”, trasmissioni che raccolgono porzioni di realtà catturati dall’esperienza o da una congettura determinabile in un esperimento. nella mia poesia, complice proprio la mia volontà di fissare degli strumenti possibili di indagine della realtà i loro alfabeti, le proprie espressioni, ho cercato di far dialogare volta volta tutti i livelli differenti di cognizione. cerco dunque di contaminare le parole, appropriandomi delle sfumature dei signicanti, indagando i metodi e le forme, rimanendo dunque “eternamente giovane” perché con le mutazioni e tutte le opzioni possibili delle mie ricerche rimango mobile, e sempre in attesa di una nuova evoluzione, da noi sempre più intesa banalmente con “crescita”. la mia poesia continua ad imparare nel suo movimento, totalmente svincolata da contrappunti metrici o avanguardie, sebbene cerchi di appropiarsi volta volta degli strumenti che ha conosciuto... poesia fluttuante concepibile come una soluzione di sperimentazione, nel laboratorio della parola

MARCO SIMONELLI

Marco Simonelli (Firenze, 1979), dove vive. Lavora come traduttore. Ha pubblicato Notturno per grondaia e fili della luce (1999), il poemetto drammatico Sesto Sebastian – Trittico per scampata peste (2004) e Palinsesti (2007). Il suo sito è www.marcosimonelli.net

Dichiarazione di poetica

Spesso vedo la mia poesia come un metodo per catalogare le cose del mondo ancora non indicizzate. Ogni verso potrebbe essere un tentativo di sistematizzazione, una scheda che conduca ad un libro dall’altra parte della biblioteca. Un’ordinata pila di foglietti. Purtroppo porto avanti questo lavoro in una stanza piena di spifferi, esposta a fortissime correnti d’aria...

MARIA GRAZIA CALANDRONE

Maria Grazia Calandrone (Milano, 1964), vive a Roma. Ha pubblicato Pietra di paragone (Tracce, 1998, edizione-premio Nuove Scrittrici), La scimmia randagia (Crocetti, 2003 – premio Pasolini opera prima), Come per mezzo di una briglia ardente (Atelier, 2005 – terna premio Valeri) e La macchina responsabile (Crocetti, 2007), Illustrazioni in 7 poeti del Premio Montale 1993 (Scheiwiller, 1994) e altre sillogi in antologie di premi e riviste quali “Poesia”, “Nuovi Argomenti”, “Le Fram”, “Gradiva” e in: La realidad en la palabra, a cura di Esteban Nicotra (Editorial Brujas, Córdoba – Argentina, 2005), Almanacco dello Specchio 2006 (Mondadori, 2006), Inspired by George Byron (Shenker Publishing, 2007), Nono quaderno italiano di poesia contemporanea (Marcos y Marcos, 2007), e una sua riscrittura del persiano Hafez è ospitata in “Il porto di Toledo”. Opere teatrali: Deposizione, per Roberto Corradino, Alla sua ultima musa per Sonia Bergamasco, pubblicata con un’acquaforte di Simonetta Melani (Due Lire, 2007) e Gernika per la compagnia di circuito europeo “Théatre en vol”. È stata fra le interpreti del Desiderio preso per la coda di Picasso per “Radio 3” e per la stessa emittente è andato in onda a puntate un suo programma sulla guerra civile spagnola. Esegue readings con musicisti quali Eugenio Colombo e Sabina Meyer e tiene sul web la pagina www.myspace.com/Ikissyourhands.

Dichiarazione di poetica

Preferisco, se mi perdonerete, non parlare della mia poesia ma di quello che intendo per poesia – cioè di quello a cui tende chi scrive, e (peggio ancora!) in versi. Ovvero rintracciare l’umano dove resta, la scintilla della sopravvivenza dentro il nero dell’isola e dei roghi, sui corpi finiti o nelle più effimere macerie amorose. La poesia dovrebbe chiamare il nostro nome più segreto, quello che forse uno sulla terra conosce – e che pure è quel nome che ci nomina tutti. In prosa non so dire quale sia, ma lo so riconoscere quando alza la sua voce bianca dal bianco tra i versi e poi, scompare. Il nostro nome è lì e sentirsi chiamati spalanca aree di vicinanza che annullano le coordinate dello spazio e del tempo. Così possiamo conoscere che siamo (più o meno) splendide torri di carne, ma qualcosa ci rende trasparenti, attraversabili, fenici inaffondabili ed uguali.

GIAN PIERO STEFANONI

Gian Piero Stefanoni (Roma, 1967), dove vive. Si è laureato in Lettere moderne. Nel 1999 ha pubblicato la raccolta In suo corpo vivo (Arlem, prefazione di Mariella Bettarini), vincendo nello stesso anno, per la sezione poesia in lingua italiana, il premio internazionale di Thionville (Francia), e nel 2001, per l’opera prima, il “Vincenzo Maria Rippo” del comune di Spoleto. Nel 1997 per l’inedito, ha vinto il “Dario Bellezza” e il “Via di Ripetta”. Già redattore della rivista di letteratura multiculturale “Caffè” e collaboratore di “Pietraserena” e “Viaggiando in autostrada”, suoi testi sono apparsi su diverse riviste, tra le quali “Il segnale”, “L’area di Broca” e “Risvolti”. Presente nell’antologia “Poesia dell’esilio” (Arlem, 1998, a cura di Maria Jatosti), è stato tradotto e pubblicato in Spagna, Malta e Argentina.

Dichiarazione di poetica


Mai come in questi ultimi anni la voce della poesia recita un’assenza – così spaventata. Nel gioco dei rovesci, ora, altri (tutti forse?) parlano per noi. Nelle loro forme – è chiaro – che è fatica e quotidiana dignità insieme. Io mi tento, provo, in quella luce che non annulla ma rilancia: in quello spazio che – attendendoci – è per noi carità ed intesa. Saremo giudicati sulle parole, non dimentichiamolo. Noi poeti forse per primi.

Non esser toccati, non toccare ciò che gela e brucia in compleanno fisico: questa la sventura, questa la paralisi d’occhio e mente, non compiuta metamorfosi, arresto di salto.

Nel fondo creaturale dove viene a stare libera la lingua il greto di senso là dove è simmetrica, materica apertura. Di nuovo a dignità compone.

SERENA MAFFIA

Serena Maffia vive a Roma. Ha pubblicato: Mostropoeta (2007); Sradicherei l’albero intero (2006); Il ragazzo di vetro (2005). Il giardino del mago (2005), La casa di gesso (2004), Lezioni di fotografia (2003), Ma che bella compagnia (2002). Giornalista, è direttore responsabile della rivista “Polimnia”. Ha vinto il Premio Cultura del Consiglio dei Ministri nel 2005 e il Premio Cultura Donna nel 2007.

Dichiarazione di poetica

MOSTROPOETA

I mostri si ritirarono ansimando
ognuno nel proprio antro,
si piegarono su sé stessi
e crearono.
Pregai, come non sono,
che nessuno entrasse
ché avrebbero visto il mio mostro
e il mio demonio.
Sperai che il sole non cedesse l'alto.
Il mistero è nella memoria del giorno.
Mi vergognai del pane e della colpa:
<>
Fu il geranio, per primo, a destarmi
sospinta di verbene in pianto
sedetti in auge al cospetto della penna
e defecai.

DOMENICO CIPRIANO

Domenico Cipriano Nato nel 1970 a Guardia Lombardi (Av), vive in Irpinia. Già vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, ha pubblicato la prima raccolta organica dal titolo Il continente perso (Roma, Fermenti, 2000; 2a. ed. 2001), con introduzione di Plinio Perilli e nota del musicista jazz Paolo Fresu (libro vincitore del premio Camaiore “Proposta” 2000 e segnalato al premio Eugenio Montale 2000). La Stamperia d’Arte «PulcinoElefante» ha pubblicato, nel giugno 2001, il testo L’assenza (in 33 copie) con foto a cura di Enzo Eric Toccaceli. Interessato al connubio Jazz e Poesia è inserito nell’antologia della poesia in jazz in Italia, Swing in versi, a cura di Guido Michelone e Francesca Tini Brunozzi (Lampi di stampa, Milano, 2004) e ha dato vita, insieme all’attore Enzo Marangelo e al pianista Enzo Orefice, al progetto “JP band” da cui il CD Le note richiamano versi (Abeatrecords, 2004), con sezione ritmica di Piero Leveratto ed Ettore Fioravanti. È presente nei volumi collettanei “4 poets” (Il Filo, Roma, 2003) e “7 poeti campani” (Orizzonti Meridionali ed., Cosenza, 2006) e in varie antologie, si ricordano: Melodie della Terra, a cura di Plinio Perilli (Crocetti, Milano, 1997), La poesia in Campania, a cura di G. B. Nazzaro (Marcus ed., Napoli, 2006), Da Napoli / verso, a cura di A. Spagnuolo e S. Di Spigno (Kairòs, Napoli, 2007) Corale, a cura di F. Bianchi (La voce della luna, 2007). Poesie, interventi e recensioni ai suoi lavori sono apparse sulle riviste: Poesia, Pagine, La Clessidra, Il Segnale, Hebenon, Le Voci della Luna, Hortus, Pietraserena, L’Immaginazione, La Mosca di Milano, Banco di Lettura, Fermenti, Poiesis, Capoverso, Graphie, L’Ortica, Scorpione Letterario, Fucine Mute, Atelier, Plurabelle, Lo Specchio de La Stampa, Gradiva, Forum Italicum, Ameritalia, ecc. Partecipa a Festival e pubbliche letture ed è redattore delle riviste Sinestesie e Il Madrigale. Collabora alla rivista La Mosca di Milano. Ha ideato e curato numerosi eventi di poesia in Irpinia.
www.domenicocipriano.it

Dichiarazione di poetica

Un’ipotesi di poetica della realtà attraverso il luogo, il viaggio e la musica

La poesia è la voce del tempo che vive il poeta. Ci sono vari modi per relazionarsi con il mondo che ci circonda e il poeta è un osservatore attento che riesce, attraverso la poesia, a “sentire” la realtà.
Il ritmo della società diventa il ritmo della composizione poetica e il contenuto prende spunto (anche quando è contro-tendenza alla realtà) dalle stagioni che vive l’uomo, senza perdere il sentimento, ma abbandonando il sentimentalismo.
Siamo negli anni della comunicazione globale e di questo occorre dare conto, anche attraverso il linguaggio. Una forma che prende spunto dalla narrazione adempie al bisogno di comunicazione, ma nel contempo occorre che la poesia mantenga forte la sua radicalità linguistica e l’economia della parola, non riducendosi a un surrogato della prosa.
Il poeta è un artista e per questo non si può considerare distante dalle altre forme d’arte, anzi esse possono interagire con la scrittura poetica: in primo luogo la musica – di cui la poesia può metabolizzarne i ritmi – in particolare quella sincopata e influenzata da contaminazioni, che meglio esprime la persistente disparità e la precarietà esistenziale del nostro tempo.
Nel mondo globale cresce l’attenzione per l’incontro e il confronto, ecco quindi nella poesia l’importanza che assume il viaggio: la poesia vive nell’ombra del viaggio; è il bisbiglio chiuso nell’attimo raccolto nella foto scattata; rappresenta l’incredulo momento del risveglio dall’ipnotico, breve tragitto nel mondo.
La poesia trae spunto dai luoghi (il fuori) e dagli eventi, ma si mostra attraverso il vissuto del poeta (il dentro): occorre, quindi, essere i testimoni del proprio tempo, ma farlo attraverso l’espressione della propria esperienza, che, riflessa nella esperienza collettiva, può diventare ampia quanto il mondo e oltre il mondo visitabile con i sensi e i sentimenti.


 
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