RONI LANAV & HAIDI MOTOLA | Fire Works | 2009 | 4’59”

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RONI LANAV & HAIDI MOTOLA | Fire Works | 2009 | 4’59”

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RONI LANAV & HAIDI MOTOLA, Fire Works, 2009, 4’59 | Courtesy of the artists

C’è una famiglia che da cinque generazioni si dedica all’arte dei fuochi d’artificio, l’azienda Grucci, la più vecchia e rinomata d’America in tale settore. Fra gli esponenti della quinta generazione c’è Felix, manager genio del computer, ideatore di un software capace di costruire immagini a mezz’aria, programmandone e monitorandone via computer lo scoppio di ogni granata al momento e all’ altezza giusti, evitando la ricaduta dei lapilli sul pubblico. I “fuochi Grucci” hanno illuminato l’inaugurazione dei presidenti americani, le Olimpiadi, summit economici, fiere mondiali e supportato le operazioni artistiche dell’artista cinese Cai Guo-Qiang, producendo, fra gli altri, nel 2003 l’arcobaleno sopra l’ East River a New York, per l’ apertura del nuovo museo MoMa nel Queens. Ci sono fuochi tuttavia, che si sottraggono alla computerizzazione e alla logica della spettacolarizzazione. Sono quelli proposti da Roni Lanav e Haidi Motola nel video Fire Works (2009), fuochi che mascherano il malessere della terra di Israele e, camuffandone la contraddizione socio-politica intrinseca, la espongono. La veste di un paese festoso cela una realtà di guerre e rivalità, di bombardamenti su Gaza – la “colonna sonora” del video in analisi. Henri Cartier-Bresson sosteneva, seppur nell’ambito di un contesto diverso, che il potere di una singola immagine esprime l’essenza delle cose infinitamente meglio di qualsivoglia parola. In un cielo “elettrizzato” gli artisti mettono in gioco il potere illusorio dell’immagine nel feticismo malato di questa nostra generazione e spingono a prestare attenzione alla grammatica fonetica, per costruire con la percezione e la coscienza una realtà sovrastante, che – forse – è quella più verisimile, e a sondare l’impenetrabilità dell’apparenza.

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There is a five generations family dedicated to the ‘fireworks art’, Grucci’s company, the oldest and most renowned of America in this field. Among the exponents of the fifth generation is Felix, manager and ‘computer genius’, creator of a software capable to build images in mid-air, to program and monitor via computer each grenade outbreak at right moment and height, to avoid relapse lapilli on the public. The “Grucci fireworks” illuminated the inauguration of U.S. presidents, the Olympics, economic summits, world fairs and supported the Chinese artist Cai Guo-art Qiang, producing, among others, in 2003 the rainbow over the East River in New York, for the opening of the new MoMA in Queens. There are fires, however, which are fleeing from computerization and the logic of the spectacle. These are proposed by Roni Lanav and Haidi Motola in the video ‘Fireworks’ (2009), fires that mask the discomfort of Israel, the contradiction inherent socio-political, exposing them. The mask of a festive country hides a reality of war and strife, war on Gaza – the “soundtrack” of the video. Henri Cartier-Bresson claimed, although in a different context, that the power of a single image expresses the essence of things infinitely better than any word. In a sky “electrified”, the artists question the illusive power of the image in sick fetish of our generation and push to pay attention to grammar, phonetics, to build with perception and consciousness another reality, which – perhaps – is the most probable, and to touch the impenetrability of appearance.

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